Network marketing

Il network marketing è legale in Italia? Leggi e regole

Il network marketing è legale in Italia? Cosa dicono la legge 173/2005 e il D.Lgs. 114/1998, chi è l'incaricato, il tesserino, il Codice del consumo e l'AGCM.

Di Gianfranco, aggiornato il 21 Ottobre 2026, 6 minuti di lettura

Sì, il network marketing è legale in Italia quando si basa sulla vendita reale di prodotti o servizi. È regolato dalla legge 173/2005 sulla vendita diretta a domicilio, che richiama il D.Lgs. 114/1998 per il tesserino dell’incaricato. Sono vietati invece i sistemi in cui si guadagna soprattutto reclutando persone, e sulle pratiche scorrette vigila l’AGCM.

Detta così sembra semplice. Ma “legale” non vuol dire che vada bene tutto: ci sono regole precise per l’azienda, per te come incaricato e per come parli ai clienti. Conoscerle ti protegge.

La legge di riferimento: la 173/2005

La legge 17 agosto 2005, n. 173, “Disciplina della vendita diretta a domicilio e tutela del consumatore dalle forme di vendita piramidali”, è in vigore dal 17 settembre 2005. Il network marketing, che in Italia è una forma di vendita diretta, rientra qui. Non esiste una legge separata per il “multilevel marketing”: lo stesso modello, con qualunque nome, segue queste regole.

La legge fa due cose insieme. Da una parte disciplina la vendita diretta, cioè l’attività lecita. Dall’altra vieta le forme piramidali. Questa pagina si concentra sulla prima parte; la seconda è approfondita in schema piramidale.

Le definizioni

L’articolo 1 definisce la vendita diretta a domicilio come la vendita al dettaglio o l’offerta di beni e servizi tramite la raccolta di ordini presso il consumatore finale, anche nei luoghi dove si trova temporaneamente. L’incaricato è chi promuove la raccolta di questi ordini per conto di un’impresa, con o senza vincolo di subordinazione.

Restano fuori dalla disciplina della vendita diretta, tra gli altri, i prodotti finanziari e assicurativi e i contratti immobiliari. Il divieto di piramidi però vale anche per loro.

L’incaricato alle vendite: chi è e come lavora

La gran parte dei networker italiani lavora come incaricato senza vincolo di subordinazione. L’articolo 3 della legge prevede che l’attività possa essere svolta con un contratto di agenzia oppure, senza contratto di agenzia, in modo abituale o occasionale, purché su incarico di una o più imprese.

L’attività è considerata occasionale finché il reddito annuo che ne deriva non supera i 5.000 euro. Oltre quella soglia cambiano gli obblighi fiscali e previdenziali. Il testo articolo per articolo, con le conseguenze fiscali, è commentato nella guida alla legge 173/2005.

I tuoi diritti verso l’azienda

L’articolo 4 contiene tutele che conviene conoscere prima di firmare:

  • l’incarico deve essere provato per iscritto;
  • puoi recedere senza motivazione entro dieci giorni lavorativi dalla firma, con raccomandata con avviso di ricevimento;
  • non può essere stabilito a tuo carico alcun obbligo di acquisto, salvo il materiale dimostrativo;
  • quando il rapporto finisce, hai diritto al rimborso dei beni integri per almeno il 90% del costo originario;
  • il tuo compenso è costituito dalle provvigioni sugli affari conclusi.

Per le imprese che violano alcune di queste regole (incarico scritto, recesso, ritiro del tesserino, rimborso dei beni, provvigioni) l’articolo 7, comma 3, prevede una sanzione amministrativa da 1.500 a 5.000 euro.

Il tesserino di riconoscimento

L’articolo 3 della legge 173/2005 stabilisce che l’incaricato deve avere il tesserino di riconoscimento previsto dall’articolo 19, commi 5 e 6, del D.Lgs. 114/1998, la norma sul commercio che regola anche le vendite a domicilio. L’articolo 2 della legge 173 richiama a sua volta gli articoli 19, 20 e 22, commi 1 e 2, dello stesso decreto per l’esercizio dell’attività.

Secondo la guida della Camera di commercio di Bologna sulle vendite a domicilio, il tesserino:

  • è fornito dall’impresa per cui lavori;
  • è numerato e riporta i tuoi dati, la tua foto, i dati dell’impresa e la firma del suo responsabile;
  • va aggiornato ogni anno;
  • va esposto in modo visibile durante le operazioni di vendita.

In pratica: se un’azienda non ti dà il tesserino, o ti dice che “non serve”, qualcosa non va. Tutti i dettagli sono in tesserino incaricato alle vendite.

Il Codice del consumo: cosa tutela i tuoi clienti

Quando vendi a un consumatore fuori da un negozio, entra in gioco anche il Codice del consumo (D.Lgs. 206/2005). Due aspetti ti riguardano direttamente.

Il diritto di recesso del cliente

Per i contratti negoziati fuori dei locali commerciali, l’articolo 52 dà al consumatore 14 giorni per recedere senza motivazione. Per i contratti conclusi durante visite a domicilio non richieste, o durante escursioni organizzate per vendere, il termine sale a 30 giorni. Se invece è il cliente a chiederti di passare, e non si tratta di un incontro collettivo, restano i 14 giorni. Per i beni, il periodo decorre in genere da quando il cliente li riceve. Un incaricato serio lo spiega ai clienti, non lo nasconde.

Le pratiche commerciali scorrette

Il Codice vieta le pratiche commerciali ingannevoli e aggressive. Per un networker i rischi tipici sono le promesse di guadagno irrealistiche, le proprietà miracolose attribuite ai prodotti e il non dire chiaramente che stai vendendo. L’articolo 23, lettera p, considera inoltre in ogni caso ingannevole promuovere un sistema piramidale. Come si traduce tutto questo su Instagram o WhatsApp lo vediamo in pratiche commerciali scorrette sui social.

Il ruolo dell’AGCM

L’Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM, detta anche Antitrust) applica le regole sulle pratiche commerciali scorrette. Secondo l’articolo 27 del Codice del consumo può:

  • intervenire d’ufficio o su segnalazione di chiunque abbia interesse;
  • sospendere in via provvisoria una pratica nei casi urgenti;
  • vietarne la prosecuzione e ordinarne la pubblicazione a spese dell’impresa;
  • applicare sanzioni da 5.000 a 10.000.000 di euro, che nei casi di infrazioni diffuse in più Stati dell’Unione possono arrivare al 4% del fatturato.

Chiunque può fare una segnalazione all’AGCM online, senza costi e senza avvocato, allegando una descrizione dei fatti e i documenti. Se entro 180 giorni non viene aperta un’istruttoria, la segnalazione si considera archiviata. I provvedimenti già adottati nel settore sono raccolti in aziende di network marketing sanzionate dall’AGCM.

Quando il network marketing smette di essere legale

Il confine non dipende dal nome che si dà l’attività, ma da come si guadagna. Diventa illegale quando l’incentivo principale è il reclutamento e non la vendita. La legge indica come campanelli d’allarme l’obbligo di comprare grandi quantità di prodotto senza diritto di reso, le quote d’ingresso senza una reale controprestazione e l’obbligo di acquistare corsi o materiali non necessari.

Un esempio pratico

Prendi due situazioni, inventate ma tipiche. Nella prima, Marta entra in un’azienda di cosmetici: firma un incarico scritto, riceve il tesserino, non deve comprare nulla per restare attiva e guadagna una provvigione su quello che vendono lei e le persone del suo gruppo ai loro clienti. È il modello previsto dalla legge.

Nella seconda, a Luca chiedono 500 euro per un “pacchetto d’ingresso” e un acquisto fisso ogni mese per avere diritto ai bonus, che arrivano soprattutto quando fa entrare altre persone con lo stesso pacchetto. Il prodotto c’è, ma il guadagno nasce dalle adesioni. Qui i segnali dell’articolo 6 ci sono tutti, e conviene fermarsi.

Ci sono poi attività legali gestite in modo scorretto: un incaricato che promette guadagni sicuri o attribuisce ai prodotti effetti che non hanno può violare il Codice del consumo anche se l’azienda è in regola. La legalità del modello non copre i comportamenti dei singoli.

Come verificare se l’attività che ti propongono è in regola

  1. Chiedi l’incarico scritto e leggilo con calma: hai dieci giorni lavorativi per recedere, ma è meglio decidere prima.
  2. Chiedi chi ti rilascia il tesserino e in quanto tempo.
  3. Verifica che non ci siano acquisti obbligatori per entrare o per restare attivo.
  4. Fatti spiegare come funziona il rimborso dei prodotti se smetti.
  5. Controlla se l’azienda compare nei provvedimenti dell’AGCM.

Per il quadro generale su cos’è e come funziona il modello, parti dalla guida al network marketing.

Cosa fare adesso

Prendi il contratto o la proposta che hai in mano e confrontala con l’elenco qui sopra: incarico scritto, tesserino, nessun obbligo d’acquisto, rimborso dei beni. Se manca anche solo uno di questi punti, chiedi spiegazioni per iscritto prima di firmare. E usa la checklist red flag gratuita per controllare il resto.

Domande frequenti

Il multilevel marketing è legale in Italia?

Sì. Multilevel marketing, MLM e network marketing indicano lo stesso modello e in Italia sono legali quando il guadagno nasce dalla vendita di prodotti o servizi a clienti reali. La disciplina è la legge 173/2005 sulla vendita diretta a domicilio. Sono vietati i sistemi in cui l'incentivo principale è il reclutamento di nuove persone.

Serve il tesserino per fare network marketing?

Sì. L'articolo 3 della legge 173/2005 obbliga l'incaricato ad avere il tesserino di riconoscimento previsto dall'articolo 19 del D.Lgs. 114/1998. Lo rilascia l'impresa, è numerato, riporta foto e dati dell'incaricato e dell'impresa, va aggiornato ogni anno ed esposto in modo visibile durante la vendita.

L'azienda può obbligarmi a comprare prodotti ogni mese?

No. L'articolo 4 della legge 173/2005 stabilisce che all'incaricato non può essere imposto alcun obbligo di acquisto, salvo il materiale dimostrativo. Inoltre, l'obbligo di comprare quantità rilevanti di prodotto senza diritto di reso è uno degli elementi che, secondo l'articolo 6, fanno presumere una struttura piramidale vietata.

Chi controlla il network marketing in Italia?

Sulle pratiche commerciali scorrette verso i consumatori, comprese le piramidi, vigila l'Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM), che può sospendere o vietare le pratiche e applicare sanzioni fino a 10 milioni di euro. Per i fatti con rilievo penale, per esempio le piramidi tra operatori professionali, che la legge 173/2005 punisce ancora penalmente, o le truffe, ci si rivolge alle forze dell'ordine e alla magistratura.

Ultima revisione: 22 Ottobre 2026

Chi scrive

Gianfranco Grassi

Ho fatto il networker e ho vissuto le difficoltà di cui parlo. Dal 2004 mi occupo di marketing digitale: qui unisco l’esperienza sul campo e gli strumenti online.

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Opportunità vera o schema piramidale?

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