Incaricato alle vendite a domicilio: legge, tasse, INPS e partita IVA

Se lavori nel network marketing in Italia, quasi sempre sei un incaricato alle vendite a domicilio. Qui trovi le regole verificate: legge 173/2005, tesserino, soglia dei 5.000 euro, ritenuta del 23%, Gestione separata INPS e partita IVA, più le guide su lavoro dipendente, NASpI, pensione e comunicazione corretta sui social.

Quando ho iniziato, nessuno mi ha spiegato bene come funzionavano tasse e contributi. Sapevo solo che c’era una “ritenuta” e che l’azienda pensava a tutto. Poi i compensi crescono, e arrivano le domande vere: devo aprire la partita IVA? Devo iscrivermi all’INPS? Posso farlo se ho già un lavoro?

Questa sezione mette in fila le regole che riguardano l’incaricato alle vendite a domicilio, cioè la figura con cui la maggior parte dei networker italiani lavora. Le informazioni vengono da testi di legge e da fonti fiscali specializzate. Per la tua situazione personale, il riferimento resta sempre un commercialista.

Chi è l’incaricato alle vendite a domicilio

La legge di riferimento è la legge 17 agosto 2005, n. 173, sulla vendita diretta a domicilio e la tutela del consumatore dalle forme di vendita piramidali. L’articolo 1 definisce l’incaricato come chi promuove la raccolta di ordinativi di acquisto per conto di imprese che vendono direttamente a domicilio, con o senza vincolo di subordinazione.

L’articolo 3 aggiunge che l’attività può essere svolta anche senza contratto di agenzia, in modo abituale o occasionale, purché per incarico di una o più imprese. Il testo e le sue implicazioni sono spiegati nella guida sulla legge 173/2005.

Il tesserino di riconoscimento

Sempre l’articolo 3 prevede l’obbligo del tesserino di riconoscimento, disciplinato dall’articolo 19 del D.Lgs. 114/1998. È rilasciato dall’impresa, è numerato, riporta foto dell’incaricato e firma del responsabile dell’impresa e va aggiornato ogni anno. In caso di rinuncia o revoca dell’incarico, il tesserino viene ritirato. Tutti i dettagli sono in tesserino incaricato alle vendite.

I tuoi diritti verso l’azienda

L’articolo 4 della legge 173/2005 contiene tutele che molti networker non conoscono:

  • l’incarico deve essere provato per iscritto;
  • puoi recedere senza motivazione entro dieci giorni lavorativi dalla firma, con raccomandata;
  • non può essere stabilito a tuo carico alcun obbligo di acquisto di beni o materiali, salvo il materiale dimostrativo, né di servizi non strettamente necessari all’attività;
  • alla cessazione del rapporto hai diritto alla restituzione del prezzo dei beni integri, in misura non inferiore al 90% del costo originario, entro trenta giorni.

Se un’organizzazione ti obbliga a comprare quantità rilevanti di prodotto o a pagare per restare dentro, leggi anche la sezione dedicata a network marketing e truffe.

Incaricato occasionale: la soglia dei 5.000 euro

Secondo l’articolo 3, comma 4, della legge 173/2005, l’attività è considerata occasionale fino a un reddito annuo derivante da essa non superiore a 5.000 euro. Il reddito si calcola dopo una deduzione forfettaria del 22% sulle provvigioni: in pratica conta il 78% di quanto incassi.

Facendo il conto, 5.000 euro di reddito corrispondono a circa 6.410 euro di provvigioni lorde annue (5.000 diviso 0,78). Sotto questa soglia, come spiegano le guide fiscali di EC News e Fiscomania:

  • non apri la partita IVA e non applichi l’IVA sui compensi;
  • non tieni scritture contabili;
  • rilasci una ricevuta all’azienda per le provvigioni.

Le tasse: come funziona la ritenuta

Sulle provvigioni dell’incaricato l’azienda applica una ritenuta del 23%, prevista dall’articolo 25-bis del DPR 600/1973. La base su cui si calcola è il 78% delle provvigioni, cioè l’importo al netto della deduzione forfettaria del 22%.

Per l’incaricato alle vendite a domicilio questa ritenuta è a titolo d’imposta, sia sotto sia sopra la soglia dei 5.000 euro: le tasse su quei compensi sono già assolte. Sotto soglia, per questa attività, non presenti la dichiarazione dei redditi né paghi l’IRAP. L’azienda versa la ritenuta e ti rilascia la Certificazione Unica.

Il calcolo completo con esempi è in ritenuta incaricato vendite a domicilio. Per una panoramica su tutte le imposte, vedi incaricato vendite a domicilio: tasse. Se hai anche altri redditi e vuoi capire cosa dichiarare e cosa no, la guida è dichiarazione dei redditi nel network marketing.

INPS: quando scatta la gestione separata

L’obbligo di iscrizione alla Gestione separata INPS, previsto dall’articolo 44 del DL 269/2003, scatta solo quando il reddito annuo da questa attività supera i 5.000 euro. Se lavori per più aziende, i redditi si sommano.

Superata la soglia, i contributi si calcolano sulla parte eccedente i 5.000 euro. Sono a carico per un terzo dell’incaricato e per due terzi dell’azienda mandante, che li versa entro il 16 del mese successivo al pagamento delle provvigioni. Gli incaricati alle vendite a domicilio non sono soggetti all’obbligo INAIL. I passaggi pratici sono in incaricato vendite a domicilio e INPS.

Partita IVA: quando diventa obbligatoria

Quando il reddito (il 78% delle provvigioni) supera la soglia, anche in corso d’anno, scatta l’obbligo di aprire la partita IVA entro 30 giorni e di applicare l’IVA sui compensi eccedenti. Da quel momento l’attività è considerata abituale, e un anno successivo sotto soglia non la fa tornare automaticamente occasionale.

Sul regime forfettario la posizione dell’Agenzia delle Entrate è scritta: le circolari 10/E del 2016 e 9/E del 2019 mettono le vendite a domicilio (articolo 25-bis, comma 6, del DPR 600/1973) tra i regimi speciali che escludono dal forfettario, e l’esclusione vale anche per le altre attività della stessa persona. È una delle prime cose da verificare con il commercialista prima di aprire la partita IVA. Anche il codice ATECO va scelto con attenzione insieme al commercialista, perché la classificazione è stata aggiornata con ATECO 2025.

Le differenze tra chi lavora senza e con partita IVA sono spiegate in network marketing e partita IVA.

Network marketing e altre situazioni personali

Molti networker iniziano mentre hanno un’altra entrata o un sostegno pubblico. Ogni situazione ha regole proprie, e conviene conoscerle prima di firmare.

Se hai un lavoro dipendente

Contratto, obblighi di fedeltà e conflitti di interesse con il datore di lavoro sono i punti da controllare. Ne parlo in network marketing e lavoro dipendente.

Se percepisci la NASpI o l’Assegno di inclusione

Qui un errore può costare il sussidio. Le regole su compatibilità e comunicazioni all’INPS sono in network marketing con la NASpI e in network marketing e Assegno di inclusione.

Se sei in pensione

Tanti pensionati scelgono la vendita diretta per restare attivi. Cumulo tra pensione e redditi da lavoro e aspetti fiscali sono spiegati in network marketing per pensionati.

Cosa puoi dire quando vendi e promuovi

Le regole non riguardano solo le tasse. Anche quello che scrivi sui social ha conseguenze legali.

Claim salutistici

Se vendi integratori o alimenti, le indicazioni sulla salute sono regolate a livello europeo dal Regolamento (CE) n. 1924/2006 sulle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari. Frasi come “cura”, “guarisce” o “fa dimagrire” senza basi autorizzate sono un rischio. Trovi esempi concreti in claim salutistici sugli integratori: cosa non scrivere.

Pratiche commerciali scorrette sui social

Il Codice del consumo vieta le pratiche commerciali scorrette e affida la vigilanza all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Dal 2023 la sanzione massima prevista è salita a 10 milioni di euro. Promesse di guadagno, recensioni gonfiate e omissioni sul fatto che stai vendendo sono i rischi più comuni per un networker: li vediamo in pratiche commerciali scorrette sui social.

Cosa chiedere all’azienda prima di firmare

Molti problemi nascono da un contratto letto in fretta, magari la sera stessa della presentazione. La legge ti dà dieci giorni lavorativi per ripensarci, ma è meglio fare le domande giuste prima. Ecco quelle che consiglio:

  1. Mi consegnate l’incarico scritto e una copia del piano compensi da leggere con calma?
  2. Chi mi rilascia il tesserino e in quanto tempo?
  3. Come vengono calcolate e pagate le provvigioni, e con quale cadenza?
  4. Ci sono acquisti, kit o abbonamenti richiesti per restare attivo o per qualificarmi?
  5. Cosa succede ai prodotti che ho in casa se decido di smettere?
  6. Chi mi avvisa quando mi avvicino alla soglia dei 5.000 euro?

Un’azienda seria risponde a queste domande senza imbarazzo e per iscritto. Se le risposte sono vaghe, o se ti mettono fretta, fermati e approfondisci.

In sintesi

  • L’incaricato alle vendite a domicilio è disciplinato dalla legge 173/2005 e dal D.Lgs. 114/1998.
  • Fino a 5.000 euro di reddito annuo (circa 6.410 euro lordi) l’attività è occasionale e non serve la partita IVA. La ritenuta del 23% sul 78% è a titolo d’imposta sia sotto sia sopra la soglia.
  • Sopra i 5.000 euro scattano l’iscrizione alla Gestione separata INPS e l’obbligo di partita IVA entro 30 giorni.
  • Nessuno può obbligarti ad acquisti non necessari, e alla cessazione hai diritto al rimborso dei beni integri.

Le norme e le prassi fiscali possono cambiare. Usa questa pagina per capire il quadro e arrivare preparato dal commercialista, non per sostituirlo.

Fonti

  1. edizionieuropee.it
  2. ecnews.it
  3. fiscomania.com
  4. partitaiva.it
  5. eur-lex.europa.eu
  6. clearygottlieb.com

Domande frequenti

Devo aprire la partita IVA per fare network marketing?

Non subito. Secondo la legge 173/2005 l'attività di incaricato è occasionale finché il reddito annuo non supera 5.000 euro, calcolato sul 78% delle provvigioni, cioè circa 6.410 euro lordi. Superata la soglia, anche in corso d'anno, va aperta la partita IVA entro 30 giorni dalla prima operazione oltre soglia (Agenzia delle Entrate, risoluzione 18/E del 2006).

Quante tasse paga un incaricato alle vendite a domicilio?

L'azienda applica una ritenuta del 23% prevista dall'articolo 25-bis del DPR 600/1973, calcolata sul 78% delle provvigioni. Per l'incaricato, occasionale o abituale, la ritenuta è a titolo d'imposta: le tasse su quei compensi sono già pagate e, se hai solo queste provvigioni e nessuna partita IVA, per questa attività non serve la dichiarazione dei redditi.

Quando devo iscrivermi all'INPS?

L'iscrizione alla Gestione separata INPS è obbligatoria quando il reddito annuo da vendita a domicilio supera 5.000 euro, sommando i compensi di tutte le aziende. I contributi si calcolano sulla parte eccedente: un terzo a tuo carico e due terzi a carico dell'azienda, che li versa. Non è previsto l'obbligo INAIL.

Posso usare il regime forfettario come incaricato?

Secondo l'Agenzia delle Entrate no. Le circolari 10/E del 2016 e 9/E del 2019 elencano le vendite a domicilio (articolo 25-bis, comma 6, del DPR 600/1973) tra i regimi speciali che escludono dal forfettario, anche per le altre attività che svolgi. Prima di aprire la partita IVA chiedi al commercialista quale regime e quale codice ATECO applicare nel tuo caso.

L'azienda può obbligarmi a comprare prodotti ogni mese?

L'articolo 4 della legge 173/2005 stabilisce che nei confronti dell'incaricato non può essere stabilito alcun obbligo di acquisto di beni o materiali, salvo il materiale dimostrativo, né di servizi non strettamente necessari. Alla cessazione del rapporto hai diritto al rimborso dei beni integri per almeno il 90% del costo.

Cos'è il tesserino dell'incaricato e chi lo rilascia?

È il documento di riconoscimento obbligatorio previsto dall'articolo 19 del D.Lgs. 114/1998 e richiamato dalla legge 173/2005. Lo rilascia l'impresa per cui lavori, è numerato, riporta la tua foto e la firma del responsabile dell'impresa e va aggiornato ogni anno. Se l'incarico cessa, viene ritirato.